Corpo Bandistico Citta' di Montecchio Maggiore VI - Direttore Silvio Cavaliere
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Il nostro organico è composto da diversi strumenti, la maggior parte a fiato, sostenuti da una sezione di percussioni che comprende svariati elementi.

Ma andiamo a conoscerli insieme…
Flauto

Il flauto traverso è il tipo di strumento nel quale il suono si ottiene soffiando direttamente contro il bordo di un foro chiamato bocca. Il moderno flauto traverso è cilindrico, con corpo metallico, con fori di eguale diametro la cui chiusura è regolata da un sistema di chiavi; esso è il risultato delle ricerche e delle invenzioni di Th. Böhm, il quale modifico radicalmente lo strumento in uso ai tempi. Questo rappresentava lo stadio finale di un modello rimasto costante nella struttura a partire dal sec. XVII: era costituito da un corpo di legno duro formato da alcuni segmenti innestati gli uni negli altri, con canneggio conico restringentesi verso l’estremità finale, tranne nel segmento di testa,che era cilindrico. Nel corpo dello strumento si aprivano numerosi fori tutti muniti, tranne i sei principali, di altrettante chiavi per i semitoni, i trilli ecc. Di origine antichissima, noto in Europa fin dal medioevo, il flauto traverso fu usato solisticamente nella musica colta almeno dal sec. XVIII; in orchestra era già entrato dal ‘600 con Lully, affermandosi come strumento stabile dalla seconda metà del ‘700 grazie alle notevoli risorse tecniche, al timbro omogeneo, allo smalto del registro acuto, all’agile articolazione. Strumento tipicamente settecentesco per le sue qualità di grazia e di nitore timbrico, fu in quel secolo sfruttato come strumento solistico, in particolare dai musicisti francesi oltre che da Vivaldi e da Bach. Nel periodo romantico rimase in genere confinato nell’orchestra , ritrovando favore presso gli impressionisti ( Debussy e Ravel) e poi soprattutto presso gli esponenti della “musica nuova” che, da Boulez in poi, hanno affidato al flauto pagine importanti, e ne hanno messo in luce insospettate possibilità.

Dal flauto derivano l’ottavino, di un’ottava più acuto;il flauto contralto o flauto in sol o flautone, che ha una tessitura più grave di una quarta rispetto a quella del flauto; infine il flauto basso, di un’ottava più grave.

Clarinetto

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Il clarinetto è uno strumento aerofono di legno, con tubo cilindrico, padiglione svasato e ancia semplice. Il tubo è munito di fori, in parte liberi e in parte serviti di chiavi. Fu costruito nel 1690 circa a partire dallo chalumeau da Johann Christoph Denner a Norimberga, e perfezionato da suo figlio Jacob. Lo strumento di Denner fu perfezionato con l’aggiunta progressiva di ulteriori chiavi, e fu radicalmente innovato con l’applicazione del sistema Böhm (1867). Anche il bocchino fu progressivamente modificato per accogliere un’ancia più larga e più lunga, regolata da un anello metallico registrabile per mezzo di una vite; al contrario di quanto avveniva nel sec. XVIII, il bocchino venne poi imboccato con l’ancia rivolta verso il basso.

Il clarinetto fu introdotto in orchestra dalla scuola di Mannheim, come strumento omogeneo al gruppo dei legni e fu presto largamente impiegato per la sua capacità di amalgamarsi con altri strumenti: ma anche da solo fu sovente utilizzato in orchestra, specie dal romanticismo in poi per le sue proprietà coloristiche. Lo strumento possiede anche una vasta letteratura solistica con orchestra e cameristica in varie formazioni.

Nelle bande il clarinetto ha la funzione del violino nell’orchestra. Nel jazz del periodo intorno al 1930 svolse il ruolo di principale strumento melodico, soprattutto nello swing; nel jazz moderno il clarinetto ha avuto un lungo periodo di stasi riprendendo poi un ruolo di primo piano con grandi improvvisatori. Nella musica popolare europea il clarinetto ha incontrato una fortuna notevole, specie nei Balcani e nell’Europa Centrorientale, dove ha sostituito strumenti ad ancia di più antica origine.

Accanto al clarinetto di registro medio-acuto, sono oggi di uso comune il clarinetto piccolo (leggermente più acuto) e il clarinetto basso, detto anche clarone nel linguaggio comune (di registro medio-grave).

Oboe

L’oboe è uno strumento aerofono di legno, ad ancia doppia e tubo conico piuttosto stretto e lungo (60 cm circa). Il tubo, in tre sezioni compresa la stretta campana, è munito di fori e chiavi che, azionati dalle dita delle due mani, producono tutta la scala cromatica su tre ottave del registro medio-acuto.

L’invenzione dell’oboe risale alla metà del sec. XVII e fu opera dei musicisti della corte di Luigi XIV di Francia, all’epoca in cui erano diretti da Lully. Il nuovo strumento rispondeva all’esigenza di disporre di aerofoni ad ancia adatti ad ambienti chiusi e soddisfaceva in pieno ai nuovi bisogni di varietà timbriche e di duttilità e brillantezza, particolarmente sentiti nei confronti dei fiati. L’oboe andò così a costituire il polo attorno a cui si sviluppò le sezione dei legni nelle orchestre dell’epoca di Bach. Usato dapprima soprattutto per doppiare il violino, divenne nel ‘700 strumento solista, mantenendo peraltro un indispensabile ruolo in orchestra.

Il timbro dell’oboe è leggermente nasale, incisivo e penetrante, adatto alla cantabilità più che al virtuosismo tecnico. Altri strumenti della famiglia sono il corno inglese e lo Heckelphon.

 
Sassofono

Il sassofono (o saxofono) è uno strumento aerofono ad ancia semplice ideato e brevettato nel 1840 dal belga Adolphe Sax, con caratteristiche tecniche simili al clarinetto, ma costruito in metallo anziché in legno (donde una più potente riverberazione sonora) e con tubo conico anziché cilindrico. E’ realizzato in sette taglie: (dalla minima alla massima) sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono, basso e contrabbasso. Poco usato nella musica colta europea, fu utilizzato nelle bande in sostegno ai clarinetti. Da qui si diffuse a New Orleans attraverso la comunità creola, trovando impiego sporadico nelle prime bands di jazz, il soprano e il contralto ad imitazione del clarinetto, il tenore usato a note staccate a guisa di tromba, il basso con funzione di contrappunto ritmico in alternativa al basso tuba. Entrato a far parte delle orchestre bianche leggere e da ballo, nel corso degli anni ’20 il sassofono acquisì via via una propria fisionomia come strumento solistico nella musica nera. Con il prevalere progressivo nel jazz dell’improvvisazione singola sulla polifonia di New Orleans, il sassofono è assurto a simbolo di questa musica, sia per le qualità timbriche prossime a quelle della voce nel canto sia perchè, mancando di una tradizione colta, ha potuto praticamente essere “reinventato” dai musicisti afro-americani.

Utilizzato in sezione nelle orchestre (generalmente due alti, due tenori e un baritono) si è prestato a ricchi impasti timbrici.

Sono numerosissimi i grandi solisti di sassofono nel jazz moderno, molti dei quali considerati quasi una sorta di capiscuola di varie tendenze, come Charlie Parker nel bebop, Lee Konitz nel cool jazz, Sonny Rollins nello hard bop, Ornette Coleman nel free jazz, e con una figura dominante in John Coltrane.

Tromba

La tromba è uno strumento aerofono di ottone a bocchino, con canneggio curvato cilindrico, che a partire dal sec. XIX fu provvisto di valvole e pistoni, e che nella parte finale si allarga e termina in un padiglione.

La tromba fu nota sin dall’antichità in diverse forme diritte. Dalle trombe romane derivarono le trombe medievali, la cui diffusione in diverse taglie portò, alla fine del sec. XIV ai modelli curvati. Questi, non più circoscritti a usi militari o di caccia i di richiamo, furono impiegati sempre più largamente nella musica strumentale e operistica. Verso la fine del sec. XVIII, dopo l’inserimento di un sistema a chiavi rivelatosi inefficace, venne introdotta la coulisse o tubo addizionale, che permetteva l’istantaneo e graduale abbassamento della canna. Nel 1813 i tedeschi Stolzel e Blühmel diedero alla tromba la sua struttura definitiva; applicarono allo strumento i pistoni (prima due e poi tre, 1830), ottenendo attraverso ciascuno di essi un abbassamento dell’impianto tonale e quindi la possibilità di eseguire l’intera scala cromatica.

Attualmente esistono vari tipi di tromba, raggruppabili nelle tre principali famiglie delle trombe acute (in fa, mib e re), trombe medie (in do e sib, le più comunemente usate), trombe gravi ( tromba bassa in mib). La loro estensione è di oltre due ottave e mezza.

Nella tradizione musicale dei popoli la tromba è stata sempre associata, in virtù del suo suono squillante e delle sue stesse origini, legate all’uso di corni animali, di conchiglie, di zanne d’elefante, a funzioni rituali e cerimoniali, tra le quali spiccano quelle militari e quelle di simbolo di potere regale.

Particolare importanza ha avuto la tromba nel jazz fin dalle origini come guida dei gruppi, con leggendari solisti e poi via via nel jazz classico, nel bebop, nello hard bop e in tutte le varie fasi del jazz moderno. Molto in uso l’applicazione della sordina e frequente l’alternativa con la cornetta nel primo jazz e con il flicorno in quello più recente.

Trombone

Il trombone è uno strumento aerofono d’ottone, a canna ricurva con bocchino, per due terzi a sezione cilindrica, conica nell’ultima parte. Forse già noto nell’antichità, nel medioevo sostenne la parte del tenor; anche nei secoli seguenti fu impiegato a raddoppiare con magnificenza le voci. Nel ‘500 ha dato origine a una vera famiglia di strumenti simili al trombone attuale, della quale il più importante è tuttora il trombone tenore in si bemolle. In origine senza pistoni, a partire dal sec. XVII (ma l’innovazione è più antica) è costruito normalmente con la coulisse (pompa a tiro che permette di allungare la canna a cui si deve la denominazione corrente di trombone a tiro); in seguito non ha subito importanti modificazioni, se non quella (accolta oggi solo nelle bande) dell’applicazione dei pistoni, limitata nell’uso al secolo scorso.

Il trombone ha un suono maestoso dal pianissimo al fortissimo per una vasta gamma della sua tessitura nelle varie taglie (trombone tenore, trombone basso, trombone contrabbasso); mediante il glissando si possono ottenere effetti umoristici o grotteschi.

Flicorno

Il flicorno è uno strumento a fiato d’ottone generalmente a 3 o 4 pistoni. Nacque verso il 1825 in forme analoghe in Francia e in Austria, passando poi in Germania, in Inghilterra e in Italia. Ha bocchino a forma di tazza come quello della tromba e del trombone, ma a differenza di questi, che hanno tubo quasi integralmente cilindrico, esso ha un tubo conico come il corno, terminante in una campana piuttosto ampia. Il suo suono risulta pertanto intermedio tra quello della tromba e del trombone (di cui è meno incisivo) e quello del corno ( di cui è più potente e corposo).

Del flicorno esiste un’intera famiglia (dal sopranino al contrabbasso; quello contralto è chiamato anche genis), che si è stabilmente affermata nelle bande, mentre in orchestra si sono imposte le tube,strumento affine ma di estensione più grave. I flicorni acuti hanno notevoli possibilità cantabili, quelli più gravi sono particolarmente adatti a sostenere i bassi.

Corno

Il corno è uno strumento aerofono d’ottone, con bocchino,costituito da un tubo ritorto lungo quasi quattro metri e terminante in un ampio padiglione conico. I corni oggi adottati in orchestra si chiamano corni doppi in fa-si bemolle: dispongono di tubature che, grazie a un meccanismo azionato da un apposito pistone, possono dare gli armonici di ambedue le note fondamentali. I pistoni furono applicati allo strumento solo nell’800 avanzato; essi permisero di articolare tutta la scala cromatica, le cui note, in precedenza, erano producibili solo variando la lunghezza del tubo con l’inserimento di tubetti supplementari detti ritorti. Il corno ha estensione assai ampia; di suono morbido ma intenso, è capace di notevoli differenziazioni dinamiche, e viene usato soprattutto come strumento d’armonia (note tenute) o ritmico, ma frequentemente anche in passaggi melodici e addirittura virtuosistici. La sua origine va ricercata nei corni naturali, spesso ricavati da corna o zanne d’animali e privi di fori o pistoni, i quali sfruttavano unicamente il suono fondamentale e gli armonici prodotti dal tubo: furono molto diffusi fin dall’antichità fra i pastori o come strumenti da richiamo, rimasti in uso fino ai tempi recenti soprattutto come corni da caccia.

Il corno figura per la prima volta in una partitura orchestrale nell’opera La principessa d’Elide di J. B. Lully, rappresentata a Parigi nel 1664. Da allora venne sempre più frequentemente impiegato in orchestra, dapprima come strumento d’armonia (per fornire note lunghe costituenti il fondamento o il riempitivo armonico della composizione), poi per le sue peculiarità timbriche, soprattutto dopo l’invenzione del corno cromatico. Questo fu molto sfruttato in orchestra dai compositori romantici e dai moderni – di norma in numero da due a quattro (ma anche fino a otto e più) – per la sua sonorità calda e vibrante e per le sue capacità di amalgamare i timbri più svariati. Dolce, un po’ cupo e malinconico nel cantabile, adatto a destare suggestioni pastorali, il corno si presta anche a richiami eroici e al canto spiegato.

 

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