Corpo Bandistico Citta' di Montecchio Maggiore VI - Direttore Silvio Cavaliere
Pietro Ceccato (1905 – 1956)
Il dottor Pietro Ceccato nasce a Montecchio Maggiore, via Roma, il 17 Febbraio 1905 dal dottor Alessandro, farmacista e da Tullia Balestro, maestra elementare.
Nel 1933 Pietro si unisce in matrimonio con Maria Schenardi, trevigiana, collega di corso nella facoltà di Farmacia all’Università di Padova. Solo pochi mesi Ceccato rimase nella farmacia paterna, in via Roma.
Personalità psicologicamente complessa e spiccatamente creativa, Ceccato, lasciata la farmacia, cominciò a dedicarsi all’industria e all’ingegneria sociale con grande apertura mentale, lui, uomo di multiforme ingegno, intraprendenza, fiducia nelle proprie convinzioni e ferma determinazione. I pensieri gli sfuggivano veloci, calandoli, con le idee, sulla realtà. L’intuizione doveva essere per lui subito realizzazione. Amava l’arte? Certamente; ma più la meccanica, perché poteva toccare, sentire rumori, costruire. La musica ritmava le ore, lontano dai motori rombanti delle moto. Non conosceva pause: la parola era già evento. Nel campo musicale poi, suonava con facilità di esecuzione pianoforte, violino, sassofono e fisarmonica.
Già nel 1934 la sua giornata scorreva nella messa in cantiere dei primi progetti strettamente legati all’attività musicale, come la costruzione di un leggio con voltapagine a pedale. Esperienza negativa.
Nel 1934 con qualche collaboratore aveva iniziato la costruzione di scaldaforni per pane e attrezzature per autofficine.
Fondò la prima Società: la FIPA (Fabbrica Italiana Pistole e Aerografi) che nel 1954 divenne la MAPA (Macchine e Attrezzature Per Autofficina). Produceva pistole per verniciatura a spruzzo, per grassaggio e lubrificazione. I dipendenti erano giovani meno legati alla mentalità conservatrice del posto.
Pietro Ceccato voleva allargare il mercato del lavoro e migliorare il livello di vita della popolazione locale. In quegli anni Montecchio Maggiore viveva assai stentatamente di un’agricoltura afflitta dalla congiuntura economica. Le poche attività artigianali del paese, a parte le filande, non andavano oltre i ristretti bisogni locali.
L’attività della MAPA avrebbe dovuto produrre positivi riverberi nel centro di Montecchio. Tale convinzione rimase fino all’immediato dopoguerra. Ma difficoltà, incomprensioni e pregiudizi, connessi alla sua personalità e a talune scelte di vita privata finirono per concentrare di più la sua iniziativa sul crocevia di Alte.
E fu così che Ceccato, a causa dei caratteri antropogeografici ed economici del Comune di Montecchio Maggiore, riuscì a poco a poco, radicandosi ormai profondamente ad Alte, a trasformare una campagna quasi deserta in una cittadella del lavoro.
Il farmacista vinse le ostilità, le incomprensioni e ruppe l’equilibrio statico del preesistente sistema economico. Gli agricoltori, i contadini, i proprietari terrieri temevano che l’industria portasse via braccia al lavoro dei campi. Per tali motivi cercavano di opporsi al nuovo corso delle cose.
Nell’anno 1937 Ceccato acquistò i primi diecimila mq. di terreno.
Nel dopoguerra, ad amici e parenti si unì anche Maria Ronzan, la cui famiglia aveva messo a disposizione dello stesso Ceccato una vasta area di terreno per il successivo sviluppo di Alte.Oltre al coraggio, alle idee e al senso degli affari l’industriale mostrò di saper intuire i vantaggi localizzati di un sito che sarebbe stato il prodotto dell’insediamento della Ditta Ceccato. L’importante quadrivio di Alte offriva prospettive di vaste estensioni e di comunicazioni varie tra le più importanti del Veneto.La “Ceccato” fabbricava compressori d’aria, ponti elevatori per autovetture ed accessori per autofficine. Nei vari reparti di fonderia, tornitori, carpenteria, verniciatura, collaudo, spedizioni vi lavoravano oltre cento operai già nel 1946.Dirigenti e operai dovevano sentirsi coattori delle fortune dell’Azienda. Condizione essenziale per il raggiungimento degli obiettivi preposti era la trasformazione dell’economia locale in industriale; quindi l’addestramento professionale. Intelligenza, ingegno e dedizione al lavoro costituivano una grande ricchezza che, da sola, sostituisce molte materie prime mancanti. Quindi SCUOLA-APPRENDISTATO. La maggior parte dei giovani operai infatti proveniva da famiglie di contadini.
Intanto fu incrementato il lavoro e l’avvio di un impegnativo programma di ampliamento degli stabilimenti, di modernizzazione degli impianti. Questo nuovo tipo di attività favorì e stimolo ulteriormente la nascita di altre ditte. Tale fatto segna l’inizio dell’operazione di decentramento, con una maggiore produttività.Dall’inizio del 1950 alla fine del 1955 Alte contava una ventina di nuove industrie, la cui produzione per metà era destinata alla “Ceccato”.Si istituirono premi di produttività, e l’opinione pubblica sottolineava di giorno in giorno i risultati esaltanti su piano nazionale ed internazionale. Le stazioni di servizio “Ceccato” cominciarono ad essere installate anche in Europa Orientale ed in Nord Africa.
Ceccato era convinto che il nucleo industriale doveva facilitare il sorgere di nuove attività; di conseguenza venir saturata la fame di lavoro della occupazione. Ed ecco, nel dopoguerra, l’immigrazione di massa. Si muovono commercianti ed impiegati, sospinti dalle ventate di novità e dalle prospettive che si annunciano rosee e promettenti.Con il trascorrere del tempo, Ceccato fece tracciare ad Alte il viale delle Industrie e le vie, evocando il nome di grandi scienziati: da Leonardo da Vinci e Enrico Fermi per quelle parallele alla SS 11 mentre alle vie trasversali diede il nome dei grandi musicisti: da G. Rossini a P. Mascagni.
Gli isolati dovevano sorgere distanziati tra loro con un giardino all’intorno e piante verdi. Verso gli anni 1954-55 nasce solitaria la via Dante, al di là della SS 11. Ivi si insediano alcuni abitanti, lavoratori, impiegati per lo più presso la “Ceccato“ o la “F.I.S.”.
Nella mente vulcanica di Ceccato, la linea ferroviaria Verona-Vicenza avrebbe dovuto costituire ad Alte almeno uno scalo merci, soppiantando la stazione di Altavilla-Tavernelle, al fine di consentire direttamente dalle vallate dell’Agno e del Chiampo, nonché della stessa alte, il trasporto delle merci su rotaia. E già iniziava il viale della Stazione.
Il nucleo primitivo di insediamento si muta in vero e proprio centro moderno. Nel viale della Stazione si spingono verso l’alto i tetti di qualche palazzo, mentre il nuovo cinema “Astra” sta per essere ultimato (1957) con i suoi appartamenti costruiti sopra.
E Pietro Ceccato? Si deve fare un passo indietro.
Verso la metà dell’anno 1955 avvertì i primi sintomi del male. A Firenze fu operato dal prof. De Roncoli di tumore alla prostata. Nella clinica rimase per qualche mese. In seguito l’imprenditore cominciò a trasferirsi da una clinica all’altra, alla ricerca di un freno all’incalzare del male: da Firenze a Roma a Padova. Nella clinica di Villa Frida di Padova rimase fino al giorno della morte, avvenuta il 6 Gennaio 1956.
I funerali si svolsero nella piccola chiesa, già costruita, con grande partecipazione di popolo. Tra gli ultimi pensieri di Ceccato c’era stato anche questo: “Vogliatevi bene, lavorate tutti insieme, cercate di comprendervi; ho visto che potete fare anche da soli, perché ne siete capaci. Costruite la Chiesa, costruite l’asilo, così don Attilio avrà un pensiero di meno.”.
su gentile concessione del Prof. Franco Festival
tratto dall’opera Alte Ceccato, novembre 1997