Corpo Bandistico Citta' di Montecchio Maggiore VI - Direttore Silvio Cavaliere
I discorsi del Presidente
Questa pagina è dedicata alla raccolta delle riflessioni e delle ricerche che il nostro Presidente, dott. Gianni Righetto, ogni anno prepara per il tradizionale pranzo sociale di S. Cecilia. L’intento è quello di divulgare questo materiale per, se possibile, cercare di creare una sorta di interazione culturale tra il Corpo Bandistico “P. Ceccato” e quanti si occupano di musica bandistica o di cultura musicale in genere. Per informazioni, contatti o per esprimere la vostra opinione
Pranzo sociale di S. Cecilia 2001
LA BANDA
Immaginiamo di essere un visitatore che con la macchina del tempo potesse approdare in una delle migliaia di piazze dei Comuni e delle Signorie del XIII° secolo e potesse interrogare uno dei presenti intento ad ascoltare un complesso di antichi fiati tutto preso a produrre un gran volume di suono, e sul nome usato per definirlo. Si può immaginare lo stupore nel sentirsi rispondere, allora come oggi, che sta suonando una BANDA. Dal latino medievale la parola “banda”, plurale di bandum, significa “INSEGNA”: indica appunto il drappo che serviva a distinguere le diverse milizie in campo durante la battaglia. Quindi quel complesso di strumenti a fiato (legni e ottoni), percussioni e molto raramente contrabbassi, denominato “Banda”, al pari della sorella minore “fanfara” (insieme di soli ottoni) ha sicuramente un’origine militare. Pensate! In ambito strettamente militare la banda moderna è figlia dello scontro (purtroppo ancora attuale) tra due civiltà, la Cristiana e la Islamica.
Nei secoli che vanno dalle campagne di Maometto II, alla sconfitta dei turchi sotto le mura di Vienna a fine ‘600, gli europei impararono a riconoscere il suono della Mehterhane, la banda dei Giannizzeri (corpo di soldati dell’Impero Ottomano, costituito nel XIV° secolo fino al 1826, anno in cui fu sciolto, composto da giovani cristiani rapiti e rieducati alla religione musulmana, famoso per la sua disciplina), l’arma psicologica segreta degli ottomani, portatrice di lutti e terrore. La “Musica Turca” divenne parte integrante del patrimonio musicale dell’occidente per reazione: per neutralizzare la paura provocata dagli Zamr (strumenti simili all’oboe), ma dal suono molto più penetrante), dalle trombe di ottone, dai timpani, grancasse, triangoli e sonagli, si pensò molto semplicemente di copiarne le caratteristiche, istituendo in ogni esercito organismi analoghi a quelli delle armate turche.Così si procedette fino alla Rivoluzione Francese dove avvenne la prima grande trasformazione. E’ grazie alla passione di quel tempo per le grandi celebrazioni all’aperto, che si va progressivamente affermando il concetto di banda, come strumento di autonoma creazione artistica. Composizioni per Banda cominciano a portare la firma di musicisti autorevoli: Luigi Cherubini, Gosec, Mehul e Berlioz furono i primi. Dal nuovo assetto sociale politico e culturale uscito dalla rivoluzione francese la Banda risulta trasformata nell’organico e nella finalità: dalle caserme e dalla piazza trasmigra in chiesa e soprattutto in teatro. Autori come Domenico Puccini, nonno di Giacomo, Giovanni Simone Mayr , che fu il primo a inserire nella partitura una “Banda sul palco”, Rossini, Bellini, Donizzetti, Verdi firmarono opere strumentate per Banda. E il teatro ricambiò il favore, assicurando alle Bande una riserva pressoché illimitata di trascrizioni, fantasie, pot-pourri, che contribuirono in maniera determinante alla diffusione su larga scala del repertorio musicale, e non solo di quello dell’opera italiana se pensiamo che a Roma un grande compositore di opere per Banda, Alessandro Vessella (1860 – 1920) nei suoi concerti bandistici popolari promossi dal comune di Roma osava proporre Wagner, Brahaams, Ciakovskij.Ormai da diversi anni è in atto una specie di rinascita dei complessi bandistici in termini di prestazioni artistiche, organici, presenza sul territorio, anche grazie al recupero operato da giovani professionisti usciti dalle scuole di strumenti a fiato dei numerosi conservatori di stato e dalle libere scuole di musica. Compositori, direttori d’orchestra, esecutori professionisti e dilettanti si cimentano in repertori originali e non solo, di vario grado di difficoltà, ma sempre in una febbrile ricerca della perfezione dell’intonazione, dei colori ed in un’analisi accurata della partitura, comprendendo come sia giunto il momento, nel rispetto comunque della tradizione bandistica, di sostituire strumenti di difficile intonazione e con meccaniche limitate, con altri più moderni propri dell’orchestra sinfonica. E allora via i flicorni contralti e tenori sostituiti dai corni dai tromboni e dall’euphonium, via i flicorni bassi gravi in fa e mi bemolle, sostituiti dalle tube, via il sax soprano sostituito dall’oboe, e poi inserimento del clarinetto basso del clarinetto contralto, dei fagotti e , in alcuni casi, del pianoforte, dell’arpa e di una sezione di percussioni ricca di strumenti che superano il trittico tamburo, cassa e piatti. Questo nuovo organico che varia secondo i casi dai 50 ai 70 elementi prende il nome di Symphonic Band ed è l’obiettivo che persegue l’associazione musicale Ceccato-Vivaldi ( Associazione culturale musicale nata dall’unione tra il Corpo Bandistico P.Ceccato e la Scuola di Musica A.Vivaldi).Vorremmo fare nostro il pensiero di Luca Ribustini, direttore della banda musicale AMA di Roma e della banda “Città di Anzio”, il quale afferma: “Nel nostro paese si contano più di 4000 complessi. Perché allora non ufficializzare il loro ruolo? Perché non istituire la figura del funzionario comunale ( Obmann der musikkapelle dei paesi dell’Europa centrale) con la qualifica di maestro direttore della banda cittadina? La banda civica diffonde la grande musica sul territorio, contribuisce al progresso sociale e culturale, valorizza e favorisce il rapporto tra le generazioni, diviene luogo di qualificazione professionale, costituisce una valida attrattiva per il turismo e, cosa che non guasta, crea consensi. I tempi e le competenze sono maturi per studiare un progetto”.
Pranzo sociale di S. Cecilia 2002
Chi ama la musica sa cosa essa rappresenta nella vita di un essere umano: uno straordinario immenso patrimonio di idee, di concezioni della vita, di sentimenti sulla vita, sul mondo, che le generazioni del passato mettono a nostra disposizione. Poter godere delle opere dell’ingegno artistico è un dono che ci viene dato ed è interesse primario della società che tale patrimonio non sia solo conservato, ma anche vissuto positivamente dalle nuove generazioni. Queste denunciano però un malessere preoccupante rivelato dalla progressiva riduzione della disponibilità all’ascolto e dell’interesse in generale per il repertorio della tradizione, e il restringersi dell’interesse dei giovani ai soli generi musicali allestiti dall’industria della canzone. L’effetto più eclatante di questa disaffezione sono il mancato ricambio generazionale del pubblico dei concerti e la riluttanza da parte dei giovani allo studio degli strumenti a fiato in genere. Questa è la realtà. Cerchiamo ora di capire i motivi di questa preoccupante prospettiva della cultura musicale. Da un saggio di Giuseppe De Rita dal titolo “La musica come linguaggio di una società più colta” ho ricavato alcuni concetti che possono dare una risposta a questi quesiti.
Innanzitutto la diminuzione delle nascite e il progressivo invecchiamento della popolazione hanno provocato lo spostamento delle risorse economiche verso la terza età (verso le pensioni verso la salute verso il tempo libero ecc.), perché è il nostro futuro, ma le risorse disponibili sono poche e allora bisogna tagliare: la scuola è forse quella che paga il contributo più alto da queste scelte. Se a questo si aggiunge la riduzione dei consumi provocata dalla recessione e si sa che i primi sacrificati sono quelli considerati di lusso, si può immaginare il motivo degli scarsissimi investimenti operati a favore della musica a livello scolastico. Non c’è oggi - afferma De Rita - possibilità di sviluppo della realtà musicale se non si passa attraverso una riflessione profonda e se non si fa un patto, una coalizione. Primo punto: la realtà della musica in Italia oggi non è ad un livello così basso per caso o per una maledetta congiuntura, ma perché l’evoluzione della società va fatalmente verso una dimensione nella quale la musica persi i suoi valori precedenti non ne acquisisce di nuovi. La nostra è una società che si è imborghesita non acquisendo la cultura dell’alta borghesia, ma quella del ceto impiegatizio medio. Esisteva una volta la musica di classe: la musica era per le persone di élite: imparare a suonare uno strumento era elemento di promozione sociale. C’era poi la cultura popolare: si amava la musica e si suonava: il popolo amava la musica e cantava e suonava e ballava, la fisarmonica era un elemento della cultura popolare. La musica è stata per tanto tempo uno strumento di caratterizzazione sociale nella classe aristocratica e nell’alta borghesia; la musica rappresentava uno status superiore. Nel popolo era elemento di aggregazione e forse l’unica alternativa di divertimento e di svago. Cosa c’è invece oggi?: un enorme ceto medio impiegatizio, relativamente inerte (dal punto di vista culturale) che non ha più la capacità di dire quale tipo di musica preferisce, quale linguaggio elabora attraverso di essa. Non c’è più una dimensione di classe per cui ognuno si riconosce in una musica che gli ricorda la sua appartenenza sociale. Esiste una specie di frequenza continua per cui la musica ha l’appeal degli anni 60 – 70 o contemporanea, ma non è più appartenenza radicata nel sociale: diventa nostalgia o semplice intrattenimento ma non è linguaggio. Secondo punto: un altro elemento che contraddistingue la società contemporanea è la povertà di linguaggio. Abbiamo sempre più difficoltà ad esprimerci con un linguaggio ricco e complesso: bastano poche parole, semplici frasi l’articolo di giornale, il titolo, un po’ di inglese: in fin dei conti cosa serve di più per navigare in internet? Tutto l’opposto di ciò che la musica vuole esprimere: il linguaggio musicale vive di sé, è linguaggio in quanto tale ha dentro di sé il suo senso il suo significato ma la società italiana inerte seduta su se stessa non vuole linguaggi significanti ne ha paura, ha bisogno solo di linguaggi d’uso: l’inglese l’informatico un po’ d’italiano ma il meno complicato possibile. Il linguaggio che da senso a sé stesso non piace fa paura, a meno che non dia stordimento: la musica ad alto volume la gente assiepata in discoteca regno della incomunicabilità e della dismisura, nel senso di confusione di intensità di suoni di esibizionismo, e della ricerca dell’apparenza. Terzo punto: suonare comporta impegno e forza di volontà : valori che sembrerebbero oggi in estinzione. La capacità di suonare il pianoforte viene da migliaia di ripetizioni della stessa cosa degli stessi movimenti delle stesse scale delle stesse variazioni. E questo vale per tutti gli strumenti: bisogna recuperare il valore della ripetizione della fatica della ripetizione necessarie per raggiungere un obbiettivo. Purtroppo la società dei consumi che tutto ci offre pur di acquisirci quali eterni compratori di tutto togliendoci anche la fatica della conquista. E allora cosa possiamo fare, come possiamo intervenire contro il nulla che avanza se l’aiuto o l’intervento chiesti allo Stato non arrivano? E’ necessario rimboccarsi le maniche e stipulare un patto. Un patto che consenta una inversione di rotta, altrimenti questa società si impoverirà progressivamente, culturalmente, perdendo il lusso della musica. Un patto di SISTEMA, quindi, per contrastare, per prevenire gli effetti collaterali dell’ inarrestabile progresso economico (socio-economico), che non deve assolutamente avvenire a scapito di quello culturale. Un patto allora, una COALIZIONE. Tra chi? Tra chi opera scelte politiche innanzitutto perché gli compete (amministratori dirigenti scolastici), tra chi insegna musica, tra chi fabbrica e vende strumenti, tra chi fa accademia e grandi scuole tra chi ha la responsabilità più grande di indirizzare le scelte dei ragazzi e cioè i genitori, tra chi ama la musica come i tanti suonatori delle bande italiane (e siamo in tanti, sapete! AMBAC VENETO : 180 associazioni con circa 16000 iscritti) che devono trasmettere attorno a loro a vario livello nei luoghi dove operano nella società, anche premiando con il loro consenso al momento opportuno i programmi politici che contengono progetti di sviluppo e salvaguardia della cultura musicale, perseverando con tenacia la convinzione che la musica è un valore inestimabile del patrimonio e dello sviluppo culturale umano.
Pranzo sociale di S. Cecilia 2003
La festa di S. Cecilia celebra un momento importante della vita associativa. E’ innanzitutto il momento del bilancio delle attività svolte nell’anno trascorso (per la banda l’anno di attività inizia proprio con la festa di S. Cecilia e termina con essa).
E’ stato l’anno appena trascorso un anno tra i più fecondi di impegni e di progetti che hanno messo a dura prova tutti noi sia come suonatori che dal punto di vista organizzativo.
Ricordiamo i momenti più salienti non prima di avere ringraziato per l’impegno, la pazienza che a volte gli abbiamo fatto perdere ma soprattutto per la competenza che ha saputo dimostrare sempre, il nostro direttore M.tro S. Cavaliere.
1) CONCERTO NATALIZIO:
impegno che ci è richiesto dall’Amministrazione Comunale.
Tradizionale – augurale. Momento in cui gli amministratori, il primo amministratore in particolare, il Sindaco, rivolge gli auguri di Buone Feste ai suoi concittadini accompagnato dalle note musicali suonate da altri suoi concittadini. Dalla banda cittadina dall’orchestra della sua città. L’anno scorso S. Urbano. Quest’anno S. Pietro. 23 dicembre. Dedicato agli sponsors che ci sostengono.
2) SECONDO CONCERTO “BASCHIROTTO” VENERDI’ 11 APRILE 2003
L’impegno della nostra associazione va oltre la normale attività musicale, e si estende anche a livello sociale. Fortemente sostenuto dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola vero angelo custode per tante manifestazioni e associazioni della nostra realtà territoriale,ha ottenuto un grande successo di pubblico e di offerte a favore dell’Associazione “Baschirotto” impegnata nella ricerca di cure efficaci delle cosiddette malattie rare per le quali purtroppo non ci sono cospicui investimenti da parte delle multinazionali industrie farmaceutiche. In particolare la nostra associazione ha sposato il progetto “Vanna” che porta avanti un filone di ricerca sulle malattie genetiche femminili con espressione tumorale. La serata ha visto la partecipazione, oltre al Corpo Bandistico, della scuola di musica “Vivaldi”, del coro dei ragazzi delle medie “A. Pedrollo” di Montebello diretto dal prof. M. Bortolamai e la partecipazione straordinaria del dott. Hullweck sindaco di Vicenza che ha recitato alcune sue poesie dedicate in particolare a Vanna Velo deceduta per un male incurabile e che ha dato il nome al progetto di ricerca dell’associazione Baschirotto. L’amministrazione comunale (era presente il nostro Sindaco) ha aderito all’iniziativa patrocinando la manifestazione il cui successo è stato sottolineato anche dall’intervento del presidente della CRA di Brendola sig. Squaquara che ha annunciato una decisione della Cassa di raddoppiare il monte offerte fino a quel momento raggiunto. Pensate, abbiamo consegnato , meglio, la madrina ha consegnato (la madrina della manifestazione era la sig.ra Vania Besoli) nelle mani del dott. Baschirotto la bella cifra di 12.000 euro.
3) CONCORSO DI TREVISO 1 GIUGNO 2003 SECONDA EDIZIONE DEL CONCORSO REGIONALE PER BANDE MUSICALI DENOMINATO “VENETOSUONA”
E’ stato un grosso impegno sia artistico che organizzativo, tante ore di studio e di prove sempre sulle stesse cose, sugli stessi passaggi difficili, alla ricerca della migliore sonorità, alla ricerca della perfezione. Ma alla fine siamo stati premiati, secondi assoluti, primi ancora una volta tra le bande vicentine partecipanti al concorso. La giuria del concorso composta da cinque musicisti specializzati nel settore bandistico e presieduta da un maestro di fama internazionale (Bernardo Adam Ferrero) che ha giudicato su
- intonazione e purezza del suono
- qualità ed equilibrio delle parti
- tecnica ed articolazione
- dinamica ed espressione
- insieme e ritmica
- interpretazione
con un occhio particolare anche alla direzione artistica. Il merito va senz’altro all’impegno e alla determinazione di tutto il complesso, ma soprattutto alla professionalità del Maestro Cavaliere che ci ha diretto.
La partecipazione ad un concorso bandistico è un momento di verifica importante, un’occasione di confronto con altre realtà, da questo e ovviamente dall’impegno nella preparazione ne deriva sicuramente un miglioramento della qualità tecnica e complessiva del gruppo. Il 2004 non ci vedrà impegnati in concorsi della regione ma comunque impegnati nella preparazione di un più difficile confronto in un concorso più rinomato di livello internazionale (Flicorno d’Oro). Come si dice nel mondo del calcio: BISOGNA CREDERCI !!
4) CONCERTO DELLA VASCA: tradizionale a Montecchio in Luglio nella piazza della Vasca davanti al Municipio. Nei giorni di avvio dell’Opera Estate Festival in programmazione ogni anno al Castello di Romeo. Concerto all’aperto che mostra ogni anno sempre più pubblico e tutto di Montecchio: a dimostrare che è ancora molto apprezzata la musica dal vivo. La musica bandistica in particolare risveglia in molte persone sapori nostalgici di altri tempi ahimè migliori per tanti aspetti. E ancora che la gente di Montecchio vuole dimostrare affetto e apprezzamento nei confronti di quella che fa parte ormai della sua tradizione “la banda Pietro Ceccato”.
5) Permettetemi infine un’ultima considerazione o meglio un ringraziamento: all’amministratore comunale uscente (saprete che in Aprile-Maggio del prossimo anno ci saranno nuove elezioni amministrative). Cinque anni governati dalla seconda amministrazione Ceccato hanno visto crescere l’interesse per la Musica a Montecchio, in particolare il Corpo Bandistico e l’Associazione “A. Vivaldi” hanno ottenuto una sede adeguata con locali attrezzati, sono stati erogati contributi per l’acquisto di strumenti e materiale necessario per l’attività “concertistica”. E’ stato lanciato il progetto “Musica a Montecchio” che ha visto coinvolte le scuole del nostro Comune; il Corpo Bandistico ha rinnovato il guardaroba anche con l’aiuto di sponsor sempre indispensabili per la vita delle associazioni che operano nel volontariato.
Certo avremo voluto fare di più, magari coltivavamo un sogno nel cassetto (quello di disporre di un teatro magari sede stabile dell’orchestra di Montecchio). Ma viviamo momenti difficili: molte cose da fare tutte importanti per la comunità. Con i trasferimenti dello Stato che calano invece di aumentare, mettendo in crisi ogni programmazione. Ho avuto assicurazione che il progetto di un teatro comunale con funzione anche di auditorium sarà al primo punto nel programma della prossima amministrazione e noi abbiamo a nostra volta assicurato che daremo il nostro consenso a quel programma elettorale che avrà in particolare considerazione il tema dell’istruzione e della formazione musicale.
A proposito voglio leggervi le conclusioni del Consiglio dell’Unione Europea del 18/12/1997 sul punto della musica in Europa, dove invita la Commissione a sottoporgli proposte a favore della musica in particolare nei seguenti settori:
- miglioramento dell’accesso di un pubblico più vasto alla musica con particolare attenzione all’educazione musicale fin dall’infanzia e sostegno ad azioni innovatrici ed esemplari che valorizzino il ruolo fondamentale e integrante della musica nella società;
- diffusione e creazione musicali, promozione degli scambi, soprattutto dei giovani artisti,sia creatori che interpreti e sostegno alla circolazione dei repertori, degli artisti e delle produzioni musicali (spettacoli dal vivo);
- incremento delle qualifiche e degli altri professionisti del settore musicale, in particolare nell’ambito delle nuove possibilità offerte alla creazione musicale dalle nuove tecnologie dell’informazione,nonchè orientamento professionale nel settore musicale.
Ora noi abbiamo una richiesta da fare al Senatore Ceccato, che vuole essere anche un augurio visto in un altro modo. Siamo convinti che Ceccato sia una risorsa per la nostra area per il nostro territorio e che sarà protagonista nella prossima tornata elettorale. Abbiamo bisogno, ovviamente non solo per la musica, di un punto di riferimento politico sicuro per tutte le attività della nostra gente che significa lavoro-progresso, cultura-tradizione. Ecco noi ti affidiamo le nostre istanze in un gesto anche scaramantico se si vuole ma sicuri che se il nostro voto potrà farti rientrare nella politica attiva sarà stato un investimento veramente proficuo.
Sto leggendo un saggio molto interessante di Lorenzo Della Fonte (forse il direttore di banda italiano più conosciuto e apprezzato all'estero) dal titolo "La Banda: orchestra del nuovo millennio" in cui l'autore intende tra l'altro porsi (e rispondere) ad alcune domande, tra cui se esista una vera storia della letteratura bandistica e se esista differenza, qualitativamente parlando, tra musica per banda e musica per orchestra sinfonica.
Partiamo da una riflessione sul concetto di dilettantismo. Fonti storiche attestano che gran parte della musica dei tempi passati era scritta per dilettanti (amateurs) e, se si riflette su questo fatto, ci si accorge che probabilmente non c'è grande differenza tra i dilettanti dei tempi di Mozart e i dilettanti dei giorni nostri.
BANDA: ORCHESTRA DEL NUOVO MILLENNIO
Cosa si può fare allora per smuovere questo stato di cose?
Sicuramente un passo è quello di migliorare il repertorio, obiettivo che può essere in gran parte raggiunto solamente aggiornando i direttori su quanto riguarda la didattica della musica, la storia della letteratura bandistica originale e la produzione attuale.
Nel suo saggio Della Fonte conduce anche un confronto tra la realtà bandistica italiana e quella anglo-americana. La musica bandistica americana ha almeno 30 anni di vantaggio sulla nostra e questo grave gap si va pericolosamente ma inesorabilmente allargando. La cultura bandistica statunitense è appannaggio delle scuole e delle università che certo non la considerano la Cenerentola di tutte le attività (la musica, anche quella bandistica, è messa sullo stesso piano dello sport, ad esempio). Negli ultimi anni il mondo universitario e associativo a stelle e strisce ha accelerato ulteriormente il passo, arrivando a commissionare nuove opere a molti dei grandi compositori contemporanei della nazione. E' come se in Italia si fosse riusciti a riunire e a far scrivere per banda autori quali Sciarrino, Morricone, Rota, Bèrio ecc. Che utopia!! Per avere un'idea dell'importanza degli autori made in U.S.A. che hanno scritto per banda basterebbe citare i vincitori del premio Pulitzer, l'importantissimo oscar della musica che viene assegnato ogni anno dal 1943 per composizioni colte riguardanti ogni tipo di organico. Dei 50 vincitori fino al 2003, ben 36 vantano tra la loro produzione almeno un pezzo per orchestra o ensemble di fiati. E in Italia che succede? Il menù è piuttosto vario: sottoprodotti culturali di mercato, più spesso legati alla musica leggera e di consumo, scialbi arrangiamenti di hit pop (spesso in ritardo di 5/6 anni minimo rispetto alle classifiche), riproposte di brani vecchi e superati, musica di importazione e riadattamenti di opere sinfoniche con arrangiamenti ormai letteralmente storici.
E' arrivato dunque il momento della svolta.
E' tempo di compiere il passo che porterà la banda (o ensemble di fiati) a diventare l'orchestra del futuro.
All'inizio del XX secolo la banda era principalmente un'organizzazione che forniva musica per scopi d'intrattenimento, sia civile che religioso, per funzioni e celebrazioni. Al giorno d'oggi, in cui i mezzi mediatici assolvono in maniera più che esaustiva alle esigenze di intrattenimento della popolazione, sembra che ormai la banda sia ridotta a suonare per se stessa e (forse) per qualche parente e amico dei musicisti che la formano. Non bisogna dimenticare cosa significhi "BANDA" : la musica che essa produce viene dal popolo per il popolo, dalla gente per la gente. Non ci si trova di fronte al mostro sacro della musica che per intercessione divina ci permette di ascoltare assaggi della sua arte. Nella banda ci si ritrova ad ascoltare l'impiegato, l'operaio, il medico, il commerciante, lo studente, la casalinga e il pensionato, persone che il giorno dopo si possono trovare in panificio o in coda ad uno dei tanti supermercati della zona. Gente comune con una passione importante e qualificante. Ecco perché questa realtà non deve morire ma deve (e sottolineo l'imperativo) DEVE essere lasciata in eredità ai posteri, come filo conduttore di un legame umano intergenerazionale che permette di salvare ancora un po' di vera umanità in un mondo che sembra essere sempre più governato dalle macchine, dai consumi e da un generale atrofizzarsi dei rapporti interpersonali autentici.
Tirando le somme e cercando di fare un bilancio di quanto detto si può affermare che le necessità da adempiere sono sostanzialmente quattro:
1) redigere finalmente una storia della letteratura bandistica in modo da rinnovare i repertori e sensibilizzare i compositori italiani di spicco a comporre per questo tipo di formazione
2) aggiornare i direttori sulla letteratura bandistica e sulla didattica
3) far capire ai suonatori che il dilettantismo non paga (in tutti i sensi) e che c'è bisogno di una formazione continua per mantenere ed eventualmente migliorare il proprio livello tecnico. Non è necessario aver conseguito un diploma di conservatorio per poter raggiungere buoni livelli di pratica strumentale. Ci sono infatti in Nord Europa o in U.S.A. orchestre di fiati composte da suonatori non professionisti che nulla hanno da invidiare alle più blasonate orchestre sinfoniche stabili. Allora qual è il segreto? E' necessaria una formazione continua fatta di costanza, di perseveranza, di pratica quotidiana. E' come se la preparazione che si acquisisce in conservatorio durante il percorso accademico venisse diluita nel tempo ( parlo ovviamente della pratica dello strumento: in conservatorio si acquisiscono evidentemente molte altre specializzazioni, teoria, didattica, composizione, armonia, storia della musica ecc. che saranno bagaglio necessario di una professione)
4) cercare di far dare alla musica una maggiore attenzione da parte della scuola e degli educatori, richiesta che sembra un po' controcorrente in tempi come questi che vedono una riforma della scuola (parlo del decreto Moratti) che vuole eliminare l'educazione musicale dalle materie obbligatorie e ridurla a materia
Pranzo sociale di S. Cecilia 2005
MUSICA E SCUOLA
Musica è tutto ciò che noi percepiamo come tale quando ascoltiamo. In questo senso la Legge 28 Marzo 2003 N° 53, detta Legge Moratti, suona male, è stonata e antimusicale. Non voglio esprimere giudizi tecnici sulle riforme attuate, o in via di attuazione, della Legge o sulle scelte politiche di chi la Legge ha proposto e votato: non sono infatti un esperto di problemi della Scuola, né voglio esprimere giudizi politici in questa sede. Dico soltanto la mia opinione o meglio la mia preoccupazione, sul destino dell’insegnamento della musica nella Scuola dell’obbligo, o meglio sulle prospettive dell’insegnamento della musica nella scuola della Riforma. Negli ultimi 30 anni infatti, promotrici le varie Associazioni Culturali Musicali, ma anche politico-culturali, si è ottenuto un progresivo incremento dell’educazione musicale nella Scuola dell’obbligo, ma soprattutto il riconoscimento della dignità di tale disciplina nel percorso sclastico-educativo. La Legge di riforma scolastica non solo ha stoppato questo processo, ma ne ha invertito la rotta giustificando la preoccupazione dei docenti di musicadei vari livelli scolastici, e cioè che le conquiste così faticosamente ottenute sono state improvvisamente annullate e che la musica, relegata nell’area delle discipline opzionali, ha perso definitivamente rilevanza nel curricolo scolastico e nell’opinione collettiva.Vogliamo ricordare a questo proposito il PROGETTO MUSICA creato da L. Berlinguer nel 1998 che ha prodotto la costituzione di oltre 300 laboratori musicali in altrettante Scuole Italiane e con l’obbiettivo di arrivare ad almeno 1500. Così sentenziava la Commissione dei Saggi che si occupava di tale progetiluppo to:” Il Progetto Musica è nato dalla convinzione che la formazione artistica debba far parte a pieno diritto del bagaglio cognitivo e pratico di ogni essere umano . Dobbiamo pertanto affermare con forza che la musica dovrà essere obbligatoria nel nuovo curricolo esattamente come l’italiano e la matematica”.
E invece…..è arrivata la Riforma delle tre “I” (Inglese-Informatica-Internet), forse con l’intento di rifornire il mondo produttivo di tecnici da inserire nei processi produttivi di un consumismo globalizzato, forse allo scopo di competere o di bloccare la concorrenza degli iperproduttori asiatici. Nel breve termine forse…, ma nel lungo? Meglio sviluppare invece l’intelligenza creativa: fare musica a scuola significa potenziare la sensibilità artistica, ma anche l’immaginazione creativa dello studente. L’approccio alla musica è decisivo se si vogliono davvero mobilitare tutte le intelligenze e i diversi modi di rapportarsi al mondo.
Non ci resta che sostenere con ogni mezzo la scuola che nell’ambito della propria autonomia ha deciso di avviare o di continuare l’esperienza dei laboratori musicali : più fondi devono essere a disposizione dei dirigenti scolastici per l’acquisto di materiale didattico e strumentale e per la formazione dei docenti, come per altro avviene in molti paesi d’Europa. Gli insegnanti dovrebbero essere messi nelle condizioni di collaborare con i musicisti, capaci di inventare insieme a loro azioni musicali in cui coinvolgere tutta la classe. In Francia ad esempio esistono Centri di formazione (CFMI) che preparano i futuri docenti in educazione musicale, e ci sono quasi 300 consiglieri musicali che sistematicamente incontrano i docenti di musica per concertare le linee di sviluppo dell’azione artistica nella scuola. Risultato? Esistono centinaia di cori scolastici che svolgono attività concertistica amatoriale di buon livello collaborando con musicisti, compositori e orchestre, al punto che è stata creata un’unione nazionale dei cori scolastici, su iniziativa del Ministero dell’educazione.
“SALVIAMO LA MUSICA!”: se digitiamo nel WEB questo slogan si aprirà una pagina con un elenco quasi infinito di Associazioni o Links diAssociazioni dedicate alla musica: culturali, politiche, sindacali, scolastiche, di opinione, un numero veramente incredibile. Sono i sottoscrittori della petizione per l’ INSEGNAMENTO DELLA MUSICA NEI LICEI promossa dalla Facoltà di Musicologia di Pavia, conclusa nel marzo scorso con l’intento di contrastare l’applicazione della Legge 53 per quanto riguarda la riforma dei Licei (pensate che nella prima bozza applicativa l’insegnamento della musica era rilegato nel solo Liceo musicale e in nessun altro ). Solo una mobilitazione generale di tutti coloro che hanno a cuore il destino della musica potrà ottenere qualche risultato; bisogna creare un movimento di opinione: solo in questo modo si può rompere il fronte di coloro che non riconoscono alla musica la dignità di disciplina formativa e la valenza culturale che le compete.
Vorrei concludere il mio intervento con la lettura del documento con il quale la SIEM (Società Italiana di Educazione Musicale) rivolgendosi ai Legislatori in fase di Testo Delega ad un anno dalla firma del Presidente della Repubblica in calce alla Legge 53 nel quale si chiede che la musica sia parte integrante nel curricolo obbligatorio della scuola elementare e della scuola media e ne elenca i motivi:
1) La musica sviluppa una particolare modalità di intelligenza che ha caratteristiche in parte simili e in parte diverse dall’intelligenza logico-matematica o da quella linguistica. La musica come tutti i linguaggi espressivi, sviluppa forme di pensiero divergente, flessibile e fluido, legato ai sensi e all’immaginazione e perciò analogico e intuitivo, la cui importanza nella realtà odierna non può essere disconosciuta. Per rapportarsi al mondo attuale è necessario disporre di un potenziale cognitivo flessibile, capace di affrontare creativamente le novità che affollano la realtà, sia nei suoi aspetti minuti e quotidiani sia nell’ambito della ricerca e dell’elaborazione intellettuale. Ciascuno deve poter sviluppare questa forma di intelligenza, perché ciascuno si troverà, prima o poi, nella necessità di utilizzarla nella propria vita.
2) La musica costituisce un’esperienza nella quale confluiscono aspetti cognitivi, aspetti sensoriali e motori, aspetti affettivi. Essa rappresenta dunque un luogo straordinario di integrazione dei vari aspetti della personalità che da un lato consente a ciascuno di far emergere i propri tratti caratteristici, dall’altro favorisce un’esperienza di integrazione unica e grandemente auspicabile in una società che invece tende a segmentare e frantumare, piuttosto che ricomporre, i diversi aspetti dell’esperienza umana.
3) Il mercato svolge oggi nei confronti del pubblico giovanile un’azione di stimolo al consumo indiscriminato che appare sempre più diffusa, persuasiva e spesso subdola, proprio avvalendosi dei mezzi offerti dal linguaggio musicale. Fornire ai bambini e ragazzi gli strumenti per comprendere i messaggi veicolati da pubblicità, cinema, televisione ecc., rientra nei compiti formativi essenziali della scuola se essa vuole rimanere fedele al suo mandato di offrire a tutti le opportunità per partecipare pienamente e consapevolmente alla vita culturale e sociale.
4) Nella fase adolescenziale e pre-adolescenziale la musica svolge un ruolo, che è per certi aspetti unico, nel processo di costruzione dell’identità giovanile. I giovani rivolgono alla musica e ai loro idoli musicali una serie di richieste collegate alla propria definizione di soggetti in crescita. Anche in questo caso siamo in presenza di fenomeni pesantemente orientati da interessi economici agguerriti, di fronte ai quali i nostri allievi devono poter usare strumenti cognitivi adeguati. In altri termini di fronte ad un mercato che, per vendere, costruisce ed impone valori, i pre-adolescenti e gli adolescenti devono poter disporre di un’opportuna attrezzatura cognitiva.
5) La musica ha nel tempo dato vita ad un patrimonio di straordinario valore che rappresenta oggi una delle fonti della nostra identità culturale. Per potersi dire cittadini europri ed eredi di questa grande tradizione, è necessario che ciascuno conosca almeno i tratti fondamentali di questo patrimonio.
6) Oggi la musica è una delle espressioni artistiche che raccoglie e integra, attraverso varie forme di contaminazione, culture differenti. La musica colta e quella “popular” sono oggi strscie di linguaggi diversi che convivono in modo più o meno pacifico e felice all’interno dello stesso brano. In questo senso la musica di oggi rappresenta un’esperienza di confronto e scambio fra culture differenti che nella particolare situazione che caratterizza oggi la società italiana, andrebbe conosciuta e valorizzata per la sua capacità di gettare ponti fra popoli diversi.
E allora cari amici …SALVIAMO LA MUSICA!! LA MUSICA CI SALVERA’!!!!
Pranzo sociale di S. Cecilia 2006
LA MODA NELLA MUSICA
Parliamo di moda. In Italia si dice, oggi “il Jazz è di moda”. Per contro sembra invece, vista la poca considerazione e visibilità riservate dai media, che la musica Bandistica e in generale la musica dal vivo, quella non commerciale s’intende, siano fuori moda. Ma come si fa a parlare di moda, in un modo o nell’altro, per una forma di musica che ha più di due secoli di vita? Jazz e Musica bandistica specie per la loro origine popolare sono una espressione rilevante e tipica del Novecento, nonostante affondino le loro origini anche un paio di secoli addietro: dalla Rivoluzione francese per la Banda, mentre lo sviluppo (socio-culturale) del Jazz che pur originando dai canti della schiavitù nera del ‘700, è strettamente e anche drammaticamente legato alla civiltà Americana del XX° secolo. Una espressione, invece, che sicuramente va di moda è INTERATTIVITA’ : nel mondo d’ oggi, come recita un luogo comune, tutto è interattivo. Vero niente, caso mai è tutto interpassivo, nel senso che sempre più spesso deleghiamo il nostro sentire all’ esterno. Degli esempi?... Torniamo a casa la sera stanchi, mangiamo e affondiamo sul divano dopo aver acceso la TV: trasmettono una SITCOM che ogni tanto fa partire una risata registrata . Siccome la televisione sa che siamo stanchi, ogni tanto ride al posto nostro,da sola, e come si dice, esime il nostro SuperEgo dal dovere di divertirsi. Nell’intervallo, poi, parte lo spot pubbliciitario di una bevanda e la Voce narrante recita entusiasta “com’è buona!”. Lo slogan emula anticiipatamente la reazione ideale del consumatore: lo spot ha gustato il prodotto per nostro conto, sollevandoci dalla responsabilità di decidere se ci è piaciuto o meno. E ancora:… una sera vogliamo uscire, ma trasmettono un film interessante in TV…? Nessun problema, lo registriamo. Siccome poi non avremo mai il tempo di vederlo, il Video-registratore l’ha visionato per noi. E allora bisogna porsi una domanda: non sarà per caso che manipolati e spersonalizzati in quest’orgia di interattività, qualcun altro sta vivendo al nostro posto e noi non ce ne accorgiamo? Questa è la moda! : tipico esempio di interpassività, che sceglie per nostro conto quello che indossiamo, mangiamo, beviamo, leggiamo, ascoltiamo, vediamo, quali luoghi visitiamo… creando e scegliendo per noi, e così facendo riconduce al suo interno le possibilità di scelta di ognuno, limitandoci nella scelta appunto ma anche nella creatività ( ci toglie la fatica di pensare inventare produrre le azioni della nostra vita). Non è realistico allora parlare di moda per quei generi di musica”DAL VIVO” che possiamo classificare “NON COMMERCIALI”, che pure sono passati attraverso momenti di maggiore o minore popolarità, vittime a volte dell’essere classificati “FUORI MODA”. Il senso della loro grandezza e intramontabilità lo troviamo nel profondo legame alla tradizione popolare: ci conforta inoltre la geniale affermazione di quell’ ecclettico altosassofonista che fu PAUL DESMOND che tradotta, così dice:” ero già fuori moda ancora prima che qualcuno avesse sentito parlare di me”. La forza straordinaria della nostra musica risiede precisamente nel sopravvivere implacabilmente al passaggio delle mode. Ora non più solamente o principalmente veicolo di diffusione della grande musica colta come è stato in passato, ma un nuovo modello artistico e culturale, svincolato finalmente da dipendenze sinfonico-operistiche, libero di avere una propria storia: ORCHESTRA DEL NUOVO MILLENNIO come la definisce L. Della Fonte, grande direttore di Bande e Compositore. Oggi è in grado da sola a realizzare un repertorio contemporaneo che possa essere compreso e amato anche dal grande pubblico. Ciò che ha potuto fare solo in parte l’Orchestra Sinfonica, riesce in pieno all’ Orchestra dei Fiati, forse proprio grazie alla lunga e salda unione tra questo Ensamble e la gente comune.ice R. BENIGNI: L’ARTE E’ UN DONO CHE FAI. POI A VOLTE CERTE COSE DIVENTANO UNA MODA, CHE E’ LA SORELLA DELLA MORTE. Pertanto, ragazzi, in occasione della ricorrenza della Santa Patrona della Musica e del Canto, vi esorto ad amare la Musica e a praticarla perché al pari di altre espressioni artistiche, essa vi stimola la fantasia e la creatività, tenendovi lontani dalla noia e dalle mode, che come afferma Benigni sono sorelle della morte. AUGURI A TUTTI!
Pranzo sociale di S. Cecilia 2004
Corpo Bandistico Citta' di Montecchio Maggiore VI - Direttore Silvio Cavaliere